Vedere delle piccole squame tra i capelli o sulle spalle porta facilmente a pensare:
“Ho la forfora.”
Non sempre, però, è così semplice.
Anche una cute molto secca può desquamarsi, dare prurito e lasciare piccoli residui visibili tra i capelli; allo stesso tempo, la forfora non si presenta necessariamente sempre nello stesso modo.
Per questo, prima di scegliere automaticamente uno shampoo “antiforfora”, può essere utile fermarsi un momento e cercare di capire che cosa stiamo realmente osservando.
Vedere delle squame significa avere la forfora?
No, non necessariamente.
La desquamazione indica che cellule della parte più superficiale della cute si stanno staccando, ma questo può accadere per ragioni diverse. Può esserci forfora, naturalmente, ma anche una cute particolarmente secca, irritata o poco tollerante alla routine che stiamo utilizzando.
Guardare soltanto ciò che rimane sui capelli o sulle spalle, quindi, non sempre basta.
Può essere più utile osservare anche come si comporta e come si sente la cute insieme a quella desquamazione.
Cosa intendiamo quando parliamo di cute secca?
Una cute secca può tirare, prudere, risultare poco confortevole dopo il lavaggio e presentare una desquamazione più o meno evidente.
In alcune persone la sensazione può aumentare con il freddo, con l’aria particolarmente secca oppure dopo l’utilizzo di detergenti che quella cute tollera poco.
In questi casi il punto non è necessariamente “eliminare la forfora”, perché potrebbe non essere quello il problema. Può avere più senso chiedersi se la detersione e la routine quotidiana siano abbastanza adatte a quella cute.
È un principio che abbiamo già incontrato parlando dei capelli grassi: detergere bene e detergere in modo aggressivo non sono la stessa cosa.
E la forfora, invece?
La forfora è una condizione caratterizzata da una desquamazione anomala del cuoio capelluto e può essere accompagnata anche da prurito.
Non si presenta però sempre allo stesso modo. In alcune persone le squame possono apparire leggere e asciutte, in altre più aderenti o associate a una maggiore presenza di sebo.
Ed è proprio questo che rende poco affidabile una distinzione troppo semplice del tipo:
“squame secche = cute secca”
e
“squame grasse = forfora”.
La cute può raccontare una situazione più complessa di quanto suggerisca l’aspetto di una singola squama.
Quindi esiste anche una “forfora secca”?
Nel linguaggio comune e cosmetico si parla spesso di forfora secca e forfora grassa.
È una distinzione che può essere utile per descrivere ciò che si vede, ma non dovrebbe diventare un sistema per diagnosticarsi da soli il problema.
Una desquamazione bianca e leggera può comparire anche su una cute semplicemente secca, mentre squame più aderenti o associate a sebo possono essere presenti in situazioni differenti.
Colore, dimensione e consistenza possono quindi offrire qualche indicazione, ma da soli non bastano per capire con certezza che cosa stia succedendo.
La forfora dipende dalla scarsa igiene?
No.
Avere la forfora non significa semplicemente lavare poco o lavare male i capelli.
Il cuoio capelluto è un ambiente complesso e, nelle persone predisposte, possono entrare in gioco diversi fattori. Tra questi può esserci anche il comportamento di alcuni microrganismi normalmente presenti sulla pelle, ma ridurre tutto alla frase:
“la forfora è un fungo”
sarebbe altrettanto semplicistico.
Non serve quindi sentirsi “poco puliti”, né pensare che la soluzione debba essere necessariamente lavare in modo sempre più energico.
Uno shampoo più forte risolve meglio il problema?
Non necessariamente.
Se la cute è soprattutto secca o irritata, utilizzare continuamente una detersione molto sgrassante potrebbe semplicemente renderla ancora meno confortevole.
Se invece è presente una vera condizione di forfora, limitarsi sempre e soltanto a uno shampoo molto delicato potrebbe non essere sufficiente.
È proprio qui che capire meglio ciò che stiamo osservando diventa utile: lo shampoo giusto dipende anche da quello che stiamo realmente cercando di trattare.
Non sempre, quindi, serve qualcosa di più forte; spesso serve qualcosa di più coerente con il modo in cui quella cute si sta comportando.
Cosa possiamo osservare senza trasformarci in dermatologi?
Alcuni elementi possono aiutarci a orientarci.
Una cute che tende soprattutto a tirare, appare poco confortevole e peggiora dopo detergenti molto sgrassanti può far pensare maggiormente a una condizione di secchezza.
Una desquamazione che ritorna frequentemente, soprattutto se accompagnata da prurito, rossore o una maggiore presenza di sebo, può invece suggerire che non si tratti soltanto di cute secca.
Sono indicazioni utili per osservare meglio il problema, ma non bastano da sole per arrivare a una diagnosi.
Lo stesso sintomo può avere cause differenti e alcune condizioni dermatologiche possono assomigliare, almeno inizialmente, a quella che chiamiamo genericamente “forfora”.
Anche la routine può influire sulla sensazione della cute
Quando la cute è poco confortevole, vale la pena guardare anche alle abitudini quotidiane.
Per esempio:
- quanto frequentemente vengono lavati i capelli;
- che tipo di shampoo viene utilizzato;
- quanto prodotto viene applicato;
- quanto accuratamente viene risciacquato;
- la temperatura dell’acqua;
- l’utilizzo frequente di prodotti di styling direttamente sulla cute;
- eventuali cambiamenti recenti nella routine.
Questo non significa che ogni problema dipenda dallo shampoo o da un errore di gestione.
Significa semplicemente che, prima di cambiare continuamente prodotto, può essere utile osservare anche come lo stiamo usando e come la cute reagisce.
Quando non è più utile chiamarla semplicemente “forfora”?
Ci sono situazioni in cui continuare a ragionare soltanto in termini cosmetici rischia di diventare riduttivo.
Prurito intenso o persistente, rossore importante, squame molto aderenti, croste, dolore, sanguinamento, placche oppure manifestazioni che interessano anche altre zone del viso o della testa meritano maggiore attenzione, così come un problema che continua a peggiorare nonostante i cambiamenti della normale routine.
In questi casi è più corretto rivolgersi al dermatologo.
Condizioni come dermatite seborroica, psoriasi o altre alterazioni del cuoio capelluto possono inizialmente assomigliare alla semplice forfora, ma appartengono a un terreno che non spetta al parrucchiere diagnosticare.
Quindi: forfora o cute secca?
A volte alcuni segnali possono aiutarci a orientarci, ma guardare soltanto le squame non basta.
Conta come si sente la cute, se è presente molto sebo, se compare rossore, quanto il problema persiste e se sono presenti altri sintomi.
Una semplice secchezza può richiedere soprattutto una routine più adatta e una detersione ben tollerata; una desquamazione ricorrente o accompagnata da altri segnali può invece meritare un ragionamento diverso.
E quando la situazione diventa importante, persiste oppure non è chiaro ciò che stiamo osservando, la distinzione corretta spetta al dermatologo.
Prima della tecnica, per noi
Quando una persona ci dice:
“Ho la forfora, che shampoo devo usare?”
per noi la risposta non dovrebbe iniziare automaticamente dal nome di un prodotto.
Prima cerchiamo di osservare meglio.
La cute tira oppure tende a diventare molto sebacea? C’è prurito? La desquamazione compare sempre o soltanto in alcuni periodi? La cute è arrossata? È cambiato qualcosa nella routine?
Sono domande semplici, ma possono evitare di trattare allo stesso modo situazioni che, in realtà, possono essere molto diverse.
Perché prima di scegliere uno shampoo “per la forfora”, vale la pena capire se ciò che stiamo osservando è davvero forfora o se quella cute sta semplicemente chiedendo qualcosa di diverso.