Trovare molti capelli nella spazzola, sul cuscino o nella doccia porta quasi automaticamente a pensare:
“Mi stanno cadendo i capelli.”
Ma non sempre quello che vediamo è soltanto caduta.
Una parte dei capelli può infatti spezzarsi lungo la lunghezza, soprattutto quando la fibra è molto sensibilizzata o sottoposta a sollecitazioni ripetute.
Caduta e rottura possono quindi sembrare la stessa cosa — in entrambi i casi troviamo capelli che non sono più sulla testa — ma raccontano fenomeni diversi.
Capire questa differenza è importante perché cambia anche il modo in cui ha senso intervenire.
Cadere e spezzarsi non sono la stessa cosa
Quando un capello cade, viene perso per intero dal cuoio capelluto.
Quando invece si spezza, si rompe in un punto della sua lunghezza.
La conseguenza può sembrare simile: troviamo capelli nella spazzola oppure vediamo la chioma meno piena.
Ma stiamo osservando due fenomeni differenti.
Nella caduta il punto di partenza riguarda il ciclo del capello e ciò che avviene a livello del cuoio capelluto.
Nella rottura, invece, il problema riguarda soprattutto la resistenza della fibra lungo le lunghezze.
La lunghezza dei capelli che trovi può dare un primo indizio
Immagina di avere capelli lunghi fino alle spalle e di trovare nella spazzola molti frammenti lunghi soltanto pochi centimetri o di misure molto diverse tra loro.
Questo può suggerire una rottura.
Se invece il capello che trovi ha una lunghezza simile a quella complessiva della chioma, può essere più compatibile con un capello caduto per intero.
Ma non è una regola assoluta.
Anche sulla testa possiamo vedere capelli più corti che non sono necessariamente spezzati: alcuni possono essere capelli in crescita o avere naturalmente lunghezze differenti.
Per questo un singolo capello, da solo, non permette di capire con certezza cosa stia accadendo.
È un indizio.
Non una diagnosi.
E quel piccolo punto bianco all’estremità?
A volte, osservando un capello caduto, si nota una piccola estremità chiara.
Viene comunemente chiamata “bulbo bianco”.
La sua presenza può essere compatibile con un capello che si è staccato dal cuoio capelluto al termine del proprio ciclo.
Ma c’è una cosa importante da chiarire:
non significa che il follicolo sia stato strappato via.
Il follicolo rimane nella cute.
Quella piccola estremità può quindi offrire un’indicazione, ma non dovrebbe diventare un test casalingo del tipo:
“c’è il bianco = caduta, non c’è = rottura”.
La realtà è meno semplice e l’aspetto di un singolo capello non permette di stabilire la causa di una perdita importante.
Anche la forma della chioma può raccontare qualcosa
La rottura non si osserva soltanto guardando i capelli che troviamo.
Può diventare visibile anche osservando la chioma nel suo insieme.
Per esempio:
- lunghezze molto irregolari;
- punte che appaiono progressivamente meno piene;
- molti frammenti o fibre spezzate;
- zone più fragili rispetto ad altre;
- capelli che sembrano non riuscire a mantenere la lunghezza;
- una maggiore presenza di crespo dovuta anche a fibre corte o danneggiate.
In presenza soprattutto di rottura, la zona vicina al cuoio capelluto può apparire ancora piena mentre le lunghezze perdono progressivamente consistenza.
Anche questo, però, è un indizio e non una regola universale.
Perché i capelli possono spezzarsi?
La fibra può diventare più fragile quando accumula sollecitazioni.
Tra i fattori che possono contribuire ci sono:
- trattamenti chimici ripetuti;
- schiariture su capelli già molto sensibilizzati;
- utilizzo frequente di temperature elevate;
- piastra o ferro usati in modo intenso;
- manipolazioni aggressive;
- spazzolatura e districamento poco delicati;
- attrito ripetuto;
- acconciature che esercitano molta tensione;
- una gestione poco adatta alle caratteristiche del proprio capello.
Questo non significa che una singola tecnica provochi automaticamente rottura.
Conta molto la condizione di partenza della fibra e la somma di ciò che ha vissuto nel tempo.
Le schiariture possono aumentare il rischio di rottura?
Possono contribuire alla fragilità quando la fibra è già sensibilizzata o quando i processi chimici si accumulano oltre ciò che quel capello riesce a tollerare.
Questo non significa che schiarire equivalga automaticamente a spezzare i capelli.
Un capello in buone condizioni e una fibra già molto compromessa non partono dallo stesso punto.
Per questo, prima di una schiaritura, diventa importante valutare:
- condizione della fibra;
- trattamenti precedenti;
- zone già sensibilizzate;
- intensità del risultato desiderato;
- gestione quotidiana dei capelli.
La domanda utile non è quindi:
“La schiaritura rompe i capelli?”
ma:
“In quali condizioni si trova questo capello prima di schiarirlo?”
Anche il calore conta, ma non serve demonizzarlo
Phon, piastra e ferro fanno parte della normale gestione dei capelli.
Il problema non è semplicemente utilizzarli.
Conta la temperatura, la frequenza, il modo in cui vengono usati e soprattutto la condizione della fibra su cui stiamo lavorando.
Un capello già molto sensibilizzato può tollerare meno facilmente ulteriori sollecitazioni.
Ridurre temperature e passaggi inutili e utilizzare gli strumenti con maggiore attenzione può aiutare a limitare ulteriore fragilità.
Se i capelli si spezzano, basta un prodotto “anticaduta”?
Non necessariamente.
Ed è proprio qui che distinguere i due fenomeni diventa importante.
Se una parte significativa del problema riguarda la rottura delle lunghezze, un prodotto pensato principalmente per il cuoio capelluto o per la caduta non interviene direttamente sulla fragilità della fibra.
Prima di domandarsi:
“Quale prodotto anticaduta devo usare?”
può essere più utile chiedersi:
“I miei capelli stanno realmente cadendo oppure una parte di quelli che vedo si sta spezzando?”
Il trattamento ha senso quando è coerente con ciò che stiamo cercando di migliorare.
Un capello spezzato può essere “riparato”?
Dipende da cosa intendiamo per riparare.
Una fibra che si è fisicamente spezzata non può essere ricongiunta biologicamente come farebbe un tessuto vivo.
I cosmetici possono però essere molto utili per migliorare caratteristiche come:
- scorrevolezza;
- pettinabilità;
- riduzione dell’attrito;
- protezione;
- aspetto e sensazione delle lunghezze;
- resistenza alle successive sollecitazioni.
Possono quindi aiutare a proteggere meglio la fibra e a limitare ulteriore rottura.
È però diverso dall’immaginare che un capello già spezzato possa essere letteralmente “guarito”.
Caduta e rottura possono esserci contemporaneamente?
Sì.
Ed è un punto importante.
Non dobbiamo necessariamente scegliere tra:
“caduta”
oppure
“rottura”.
Una persona può attraversare un periodo di maggiore caduta e avere contemporaneamente lunghezze sensibilizzate che si spezzano.
Questo può rendere ancora più difficile capire ciò che sta succedendo semplicemente osservando i capelli raccolti nella doccia.
Per questo è spesso più utile guardare l’insieme della chioma e come sta cambiando nel tempo, non il singolo capello.
Quando il problema non dovrebbe fermarsi all’osservazione in salone
Ci sono situazioni in cui il ruolo del parrucchiere deve fermarsi.
Per esempio quando compaiono:
- diradamento evidente sul cuoio capelluto;
- zone localizzate con perdita di capelli;
- caduta improvvisa o molto intensa;
- perdita che continua nel tempo;
- cambiamento evidente della densità;
- prurito, dolore o infiammazione persistenti della cute;
- una rottura molto marcata o insolita senza una spiegazione cosmetica evidente.
In questi casi la valutazione del dermatologo è il passo corretto.
Il parrucchiere può osservare fibra, lunghezze, comportamento dei capelli e ciò che appare sulla cute.
Ma non deve trasformare quell’osservazione in una diagnosi medica.
Quindi: come capire se stanno cadendo o si stanno spezzando?
Non esiste un singolo test domestico che dia una risposta certa.
Ci sono però alcuni indizi che possono aiutare a orientarsi.
Frammenti molto più corti della propria lunghezza abituale, lunghezze irregolari e punte che perdono progressivamente pienezza possono far pensare maggiormente alla rottura.
Una perdita diffusa di capelli interi, soprattutto se accompagnata da un cambiamento visibile della densità sul cuoio capelluto, merita invece un ragionamento diverso.
L’aspetto dell’estremità del capello può offrire qualche informazione in più, ma non dovrebbe essere utilizzato come unica prova.
La domanda migliore non è quindi:
“C’è o non c’è il bulbo?”
ma:
“Che cosa sta cambiando nella mia chioma nel suo insieme?”
Prima della tecnica, per noi
Quando una persona ci dice “sto perdendo tantissimi capelli”, prima di pensare a cosa utilizzare cerchiamo di capire meglio ciò che stiamo osservando.
I capelli che troviamo sono interi oppure sembrano frammenti?
Le lunghezze stanno perdendo pienezza?
La densità sul cuoio capelluto sembra cambiata?
La fibra è molto sensibilizzata?
La cute mostra qualcosa di diverso dal solito?
Non tutte queste domande hanno una risposta che spetta al parrucchiere.
Ma possono aiutarci a capire quando siamo davanti soprattutto a un problema della fibra e quando invece è corretto consigliare un approfondimento dermatologico.
Perché prima di scegliere cosa usare, bisogna capire se stiamo osservando soprattutto una caduta dal cuoio capelluto o una rottura della fibra.